Performance Marketing: i 5 falsi miti (VIDEO)

Il Web Performance Marketing, modalità di acquisto innovativa della pubblicità online, è attivo in Italia ormai da qualche anno, tuttavia gli addetti ai lavori e le aziende interessate a risparmiare sugli investimenti digitali non lo conoscono ancora perfettamente.

Come agenzia di web marketing specializzata in campagne a performance abbiamo potuto renderci conto, infatti, che esistono dei “falsi miti” intorno alle campagne a performance.

Ne ha parlato il nostro CEO, Alessandro Scartezzini, in uno speech a tema lo scorso 29 settembre allo Showcase Performance Marketing, organizzato a Milano da Engage. Cerchiamo in questo post di riassumere ciò che Alessandro ha condiviso con il pubblico circa “I 5 Falsi Miti della Performance”.

Nel video, un breve “dietro le quinte” con qualche anticipazione.

1° Falso Mito: “Il Web Performance Marketing è un canale pubblicitario”

Niente di più sbagliato! Non si tratta di un canale pubblicitario ma di una metodologia per l’acquisto di campagne online. Il Performance Marketing si può infatti applicare a qualsiasi parte della pianificazione, sia digitale, sia offline, purché abbiamo a che fare con risultati misurabili.

Un esempio è l’accordo stabilito di recente tra McDonald’s e la sua agenzia di remunerare i risultati delle campagne in base a KPI rilevate in tempo reale.

2° Falso Mito: “Il Web Performance Marketing serve solo a vendere o a raccogliere contatti di potenziali clienti”

Si tratta di un’altra falsa convinzione. Con le campagne a performance possiamo non solo ottenere sales o lead generation, ma qualsiasi altro obiettivo purché misurabile puntualmente e in tempo reale, anche con metriche indirette.

Ad esempio, se un’azienda stabilisce di investire parte del proprio budget in brand awareness, può definire delle KPI indirette, come la crescita del numero di ricerche del brand su Google, l’aumento degli accessi diretti al sito o della fanbase Facebook, che riveleranno se l’investimento pubblicitario sta andando bene o meno.

3° Falso Mito: “Con il Web Performance Marketing si perde il controllo dei mezzi utilizzati”

Il Web Performance Marketing è una metodologia analitica che si basa su dati quantitativi. Per questo, in qualsiasi momento grazie alle diverse piattaforme di tracciamento a disposizione si riesce a sapere quanto si sta investendo in ciascun canale e qual è il ritorno per l’azienda cliente. Non solo: si mantiene il controllo anche sull’audience raggiunta.

La verità è piuttosto che nessuno riesce più a pianificare a performance se non controlla in maniera precisissima i mezzi utilizzati e la digital persona (target) che deve essere raggiunta dalla campagna.

Chi si occupa di performance sa, infatti, quanto sia fondamentale conoscere precisamente il proprio target, in termini socio demografici e di abitudini di navigazione. Le migliori performance si ottengono nel raggiungere con l’offerta giusta i migliori utenti nel momento di navigazione più opportuno e propizio per la loro conversione.

performance marketing4° Falso Mito: “Conta solo l’ultimo Click”

Anche se il modello Last Paid Click è ancora quello più utilizzato e riconosciuto dai player del mercato, da qualche anno si sta cercando di superarlo perché non rispecchia il reale percorso intrapreso dall’utente per arrivare alle conversione.

Ormai è noto, infatti, che più della metà dei clienti di un e-commerce effettua almeno 2 touchpoint prima di acquistare. Per questo, le metriche di misurazione delle campagne devono adottare strumenti di attribuzione più sofisticati.

Per quanto riguarda i nostri clienti, cerchiamo di dare un valore equo ad ogni canale che interviene nel customer journey dell’utente, cercando di personalizzare il modello di attribuzione a seconda delle attività realizzate online.

5° Falso Mito: “Non si riescono a fare volumi”

Infine, spesso si crede che con il Web Performance Marketing non si possano fare volumi. In realtà, se i payout sono adeguati ed allineati con i costi medi di acquisizione, è possibile raggiungere dei volumi importanti.

Case history

All’evento Showcase di Engage, per completare lo speech “I 5 Falsi miti della Performance” Luisa Girardini, Performance Manager di Webperformance, ha portato 2 casi studio esemplificativi che sfatano alcune credenze errate: Nexive e Giordano Vini.

Per Nexive, leader nelle spedizioni postali, le attività a performance prevedono presenza multicanale, obiettivo rebranding, tracciamento tramite diverse piattaforme e volumi elevati di lead raccolti.

Nel caso di Giordano Vini, invece, viene smentita la convinzione “Conta solo l’ultimo click”. I modelli di attribuzione, infatti, sono diversi: Last Touch (PC + PV), Linear Increasing,  First-Last Touch Point.

 

Portare la nostra esperienza allo Showcase Performance Marketing è stato interessante. Abbiamo trovato infatti un pubblico numeroso, coinvolto e partecipe on domande intelligenti e mirate per l’approfondimento della tematica proposta. Vuoi lasciare il tuo commento o fare una domanda anche tu? Scrivici qui sotto!

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