Social Case History Forum 2016: gli speech della Sala Solari

social case history forumLo scorso 17 novembre si è svolta a Milano la 7° edizione del Social Case History Forum, evento annuale in cui diversi brand hanno presentato le loro attività in campo social assieme ai loro partner digitali.

Curiosa e in cerca di ispirazioni, sono andata a sentire le novità sui social network e in questo post vi racconto quello che, dal palco della Sala Solari, mi ha colpito di più.

Ogni realtà imprenditoriale ha sviluppato il proprio speech partendo da brief ed obiettivi condivisi con la propria agenzia di supporto, illustrando la strategia comunicativa messa in campo e concludendo con i risultati ottenuti. Molte tra queste testimonianze hanno fatto emergere best practice e azioni smart di coinvolgimento degli utenti.

 

Dall’Instant Marketing al Live Tweeting: il caso di successo di CERES con Buzzoole

Gianluca Perrelli (Managing Director di Buzzoole) ha parlato delle attività intraprese a servizio di Ceres e delle caratteristiche da valutare in un blogger, in particolare le sue skill e il suo modus operandi, prima di coinvolgerlo nella propria attività.

La scelta delle figure a cui affidare il racconto di un brand o servizio o prodotto, infatti, deve essere determinata da alcuni fattori chiave, come la specializzazione dell’influencer su un determinato argomento, il modo in cui egli affronta questa tematica, il monitoraggio del numero dei suoi follower e una eventuale decrescita nel tempo, la sua capacità di generare engagement attraverso i contenuti, la presenza di altri opinion leader tra i suoi seguaci.

Oltre a questi fattori chiave, l’influencer deve operare secondo le 5 azioni fondamentali che stanno alla base di una gestione rapida ed efficace dei social:

A) intercettare la situazione;

B) intervenire immediatamente;

C) attirare l’attenzione con contenuti mirati sugli interessi ed il tono di voce più adeguato al brand;

D) stimolare una reazione positiva;

F) creare partecipazione e passaparola.

Affidarsi a degli influencer con queste caratteristiche e che rispettano questa linea di azione significa essere sulla buona strada.

 

Il rapporto tra brand e influencer non è però unidirezionale: alcuni blogger sono intervenuti raccontando la loro esperienza nei confronti di vari marchi, portando alla luce interessanti considerazioni dal punto di vista Influencer To Brand.

Socialindex: Come valutare in modo efficace gli influencer e misurarne il ROI nelle campagne digitali

Francesca Di Pietro, travel blogger intervenuta sul progetto Socialindex, ha messo in luce la necessità di strumenti che mettano in chiaro il reale valore e la specializzazione di ciascuno, sia perché i blogger possano fare un’attività di benchmark tra di loro, sia perché in qualche modo possano avere una “certificazione” nei confronti dei clienti.

Sempre più acceso infatti è il dibattito tra giornalisti e blogger, con i primi che screditano e non riconoscono il valore dei secondi, mettendone a repentaglio credibilità e reputazione. Socialindex aiuta blogger e agenzie ad uscire da questo garbuglio. Sviluppato da Extreme, società di web social media intelligence, presentato dal CEO  Riccardo Di Marcantonio, è una vera e propria metodologia e piattaforma per l’analisi degli influencer.

Socialindex consiste di fatto in un punteggio con base 100, a cui si arriva mixando diversi KPI e tarandone il peso. Gli indicatori di performance considerati sono l’engagement soft (like) e strong (commenti), l’audience effettiva dell’influencer al netto dei follower che partecipano “one time”, l’analisi della community, il trend di crescita della sua attività e la regolarità di performance nel tempo. Questi aspetti possono essere sintetizzati per tutti i canali social, in modo che nella scelta di un influencer sia subito chiaro quali sono i suoi punti di forza e quelli in cui è invece carente.

 

Your Brand Camp e l’inflUTILITY in azione: il caso Polli Social Food

Un’altra importante considerazione emersa da Roberta Deiana, non solo blogger ma anche Food Visionary e Food Styling, consiste nello stimolare le aziende ad osare ed andare oltre al brief. Infatti l’approccio più comune è quello di incaricare un influencer affinché scriva su un dato argomento quasi in maniera “pre-confezionata”, sottovalutando la necessità di proporre agli utenti dei contenuti spontanei, la cui narrazione rientri in una storia personale, esulando da tutto quello che è istituzionale e con un chiaro formato pubblicitario.

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Dal sito Socialcasehistoryforum.com

Questa visione di contenuti spontanei e naturali proposti al pubblico è stata una delle chiavi di successo del caso “Polli Social Food” esposto da Flavia Rubino, Founder e CEO di Your Brand Camp, che ha fatto del concetto di “InflUtility” una mission. (Qui trovi una sua intervista)

Un influencer marketing di valore, in sintesi, è colui che usa la tecnologia al servizio degli utenti, guadagnando la loro fiducia e creando relazioni durature; collabora alla creazione ci contenuti realmente utili e personali; si esprime con una propria creatività coerentemente con gli obiettivi e i messaggi chiave stabiliti; incentra i suoi argomenti su un vero insight più che sulla forma; si esprime con credibilità e linguaggio autonomo e sincero.

 

Questi primi interventi sono sicuramente utili a chi ha la necessità di individuare degli influencer validi per la propria comunicazione social. Vediamo ora, invece, le due case history che mi hanno colpita di più.

 

Pietro Ferrante: con Liqueedo la community diventa una crew grazie ai social media

Liqueedo, rappresentata da Domenico Armatore e Giampiero Troianiello, ha gestito la comunicazione social del brand Pietro Ferrante, produttore di gioielli made in Italy dallo stile rock.

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Domenico Armatore e Giampiero Troianiello, Liqueedo – Foto dalla pagina ufficiale Facebook dell’evento Social Case History Forum

L’obiettivo di creare una community è diventato più ampio quando agli utenti sono state proposte delle attività così coinvolgenti da trasformarli in una vera e propria crew, con un forte senso di appartenenza ed identificazione nei valori di marca. Come si è arrivati a questo?

1) Gli utenti che hanno acquistato un gioiello sono stati invitati a postare un proprio selfie su Instagram. I contenuti più interessanti sono stati ri-postati dal brand stesso su tutti i suoi canali social;

2) A tutti i membri della community è stato chiesto di partecipare attivamente alla creazione di una “Play List della Crew”, caricando i loro brani preferiti in una sezione ad hoc.

3) Infine, è stato lanciato un contest in cui ciascuno doveva dimostrare la propria “anima rock” con video o foto personali. In palio per il vincitore un buono per acquistare sullo shop online di Pietro Ferrante.

Il corretto mix di Facebook, Instagram, Youtube, Blog e Shop online, gestiti con un azzeccatissimo tono di voce, sono anche in questo caso un forte esempio di engagement e fidelizzazione degli utenti.

 

I Wonder Pictures – “Dio esiste e vive a Bruxelles”- E se potessi scrivere a Dio?

Wacky Weapon e Founder Inside sono due aziende che hanno intrapreso una comunicazione vincente con uno strumento che ad oggi non rientra mai nella pianificazione digital, semplicemente perché pur usandolo personalmente tutti i giorni “non viene mai in mente”. Sto parlando di Whatsapp, che in questo caso ha creato una viralità dai numeri sorprendenti.

Il loro incarico è stato quello di promuovere nelle sale cinematografiche il film Dio esiste e vive a Bruxellescon un mix di canali offline e online, partendo da dei semplici biglietti da visita di Dio (con tanto di numero di telefono attivo) distribuiti in punti strategici delle città, fino ad arrivare al suo contatto Whatsapp per potergli scrivere.

Altre attività di promozione sono state l’utilizzo di un totem pubblicitario con funzione di macchina fotografica per autoscatti, posizionato all’esterno della sala cinematografica dove è stata proiettata la prima del film, e la successiva pubblicazione del materiale fotografico su Facebook.

Le idee creative sviluppate nell’offline sono poi esplose anche nell’online, creando voglia di un confronto attivo con questo Dio “artificiale”, costruito come un personaggio cinico e strafottente, e diffondendo divertimento e desiderio di condividere la propria esperienza sui social.

Ecco un esempio di chat:

UTENTE: Hello!

DIO: (angel)

UTENTE: Ma gli uomini hanno ancora bisogno di te?

DIO: Di te sicuramente no.

UTENTE: Ahahah che grande! Dopo questa ti sei assicurato il mio biglietto al cinema… buon lavoro!

L’engagement è stato grandissimo, considerando sia gli utenti che hanno contattato spontaneamente il numero di Whatsapp, sia quelli che hanno condiviso le proprie foto alla prima del film sulle pagine social. Un numero indicativo del successo è quello delle sale cinematografiche che hanno pianificato la proiezione: se prima della campagna erano solo 67, poi sono cresciute fino a 250.

La punta di diamante dell’engagement è stato probabilmente questo messaggio, mandato agli spettatori durante una scena clou in cui una ragazzina co-protagonista comunica a tutti la loro data di morte.

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Andrea La Brasca, Founder Wacky Weapon & Digital creative director. Matteo Primosich, Founder Wacky Weapon & Social media strategist. Massimo Sirelli, Founder Inside – Foto dalla pagina ufficiale Facebook dell’evento Social Case History Forum

 

Partecipare all’evento Social Case History Forum è stato senza dubbio d’ispirazione e grande utilità. Che dire? Alla prossima edizione!

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