Search Marketing Connect 2016: nuovo nome, qualità di sempre per il convegno GT

Si è da poco conclusa l’edizione 2016 del Search Marketing Connect, l’evento dedicato a SEO, PPC e Web Analytics. Quest’anno, l’SMC si è tenuto al Palacongressi di Rimini nelle giornate del 16 e 17 dicembre.

Evoluzione naturale del convegno GT del Giorgio Tave nazionale, l’evento ha visto i maggiori esperti del settore confrontarsi su diverse tematiche dal punto di vista strategico, tecnico e operativo, secondo un modello sempre più orientato all’interazione.

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Oltre a conferenze e seminari, infatti, l’11ª edizione organizzata da Search ON Media Group ha ospitato workshop e uno spazio Q&A con Fili Wiese, ex membro senior del Google Search Quality Team. In più la novità di quest’anno è stata il Business Case, per lavorare su un caso pratico utilizzando l’approccio didattico “learning by doing”.

Curiosa di imparare dai migliori professionisti le best practice e scoprire le ultime novità di settore, sono andata a conoscere di persona i grandi nomi presenti.

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Search Marketing Connect: si comincia!

Chiaramente per ragioni di spazio (e mancanza del dono dell’ubiquità) questo resoconto non potrà essere esaustivo. Molte sessioni si sovrapponevano. È stata una dura scelta ma qualcuno doveva pur farla! 🙂

In questo post vi racconto quello che mi ha colpito di più e quali sono stati gli speech più interessanti.

1° giornata: Search e magia

L’apertura è stata magica. Nel vero senso della parola.

Dopo i saluti iniziali di Giorgio Taverniti e Cosmano Lombardo, il primo giorno ha visto l’intervento a sorpresa del mentalista Francesco Tesei che, nonostante non ci abbia rivelato come posizionarsi per primi su Google con la chiave di ricerca “serie A”, ha divertito e stupito il pubblico. Del resto, si sa, un vero mago non svela i suoi trucchi.

Gli interventi della mattina sono poi entrati più nello specifico con un’analisi puntuale sullo Stato del Search Marketing in Italia nel 2016 a cura di Paolo Zanzottera (ShinyStat) che ha evidenziato 5 punti interessanti:

1) Le query di ricerca derivano sempre più dal parlato naturale e sono sempre più lunghe (5 keyword o più per vocal search e 4 keyword per le ricerche da smartphone);

2) Nel biennio 2014-2016 i volumi di ricerca da social e da search si sono equiparati;

3) È noto che il traffico da mobile ha ormai superato quello proveniente da desktop. Nel corso dei mesi del 2016 le visite da mobile sono state sempre superiori al 60%, con picchi del 75%;

4) La percentuale d’uso degli Adblocker si attesta intorno al 12% e stando alle ultime ricerche questa tendenza è in crescita, dato con cui devono fare i conti i publisher e in generale chi opera nell’advertising;

5) Le Google News perdono terreno, stravincono le AMP con il 97%.

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Percentuale di penetrazione delle AMP nell’universo Google

Prezioso l’intervento di Marco Quadrella (Search On Media Group) che, in un excursus su SEO, PPC, web analytics e l’importanza di essere connessi, ha approfondito il concetto di machine learning, la centralità dell’utente e l’opportunità di sinergia tra keyword strategy e attività display.

Interessante, da questo punto di vista, il suggerimento dell’uso delle coorti per testare le opportunità e valutare la profittabilità delle campagne PPC.

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Test delle coorti per campagne PPC

Allo stesso modo, strumenti dedicati al paid come CTR e numero di conversioni possono rivelarsi utili anche per valutare un sito nel quale posizionarsi con un backlink, l’appeal di un SEO title o le keyword più profittevoli.

Link building is never dead

Dalla sessione domande e risposte con Fili Wiese (SearchBrothers, ex membro del Google Search Quality Team) sono emersi spunti interessanti e controcorrente.

Cito le tre più significative:

– Big-sized sites need to be fast. La velocità di caricamento di un sito è fondamentale per garantire un’esperienza utente piacevole e buone performance del dominio. Ma come la mettiamo con siti molto grandi e dunque ricchi di dati? Per Fili la soluzione è soltanto una: il cloud.

– Hey, guess what? Link building is never dead. Nonostante negli ultimi anni venga data per morta, datata e sorpassata, Wiese ci ricorda che i link sono ciò di cui è fatto il web. Senza link semplicemente internet non esisterebbe.

– Content vs UX. Come risolvere l’eterno scontro tra chi non vuole inserire troppi testi nel sito per ragioni estetiche e chi sostiene il valore dei contenuti a fini SEO? Iniziamo col dire che non si tratta solo dei testi, per una buona user experience bisogna convincere l’utente con la propria proposta di valore. E in generale niente scuse: il testo può essere anche grafico.

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Fili Wiese al SMC 2016

Infine un’indiscrezione da Wiese nel suo ex ruolo di membro del Google Team: le parole chiave spariranno da Search Console. Già attualmente il 75% delle keyword risulta “not provided”. Avremo sempre meno possibilità di analizzare dati con gli strumenti gratuiti.

Crawling budget

La giornata è proseguita con interventi dedicati a tematiche specifiche.

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Lo schema di Altavilla che spiega il funzionamento di Google

Io ho scelto di iniziare con il workshop Come funziona Google (sul serio): crawling e indicizzazione tenuto da Enrico Altavilla (SearchBrain). Dopo un riepilogo delle basi del protocollo HTTP e una carrellata dei codici di status, Altavilla ha passato in rassegna le fasi di ricerca, archiviazione e indicizzazione delle risorse da parte dei crawler.

Interessante per chi ha un e-commerce, ad esempio, è conoscere il funzionamento di uno degli elementi che compongono il ciclo: lo scheduler. Questo componente implementa un algoritmo che stabilisce l’ordinamento temporale per l’esecuzione delle richieste di accesso ad una determinata risorsa. In presenza di un sito di vendita online con offerta a scadenza possiamo impostare il comando “unavailable after” per fare in modo che le offerte scadute non siano ritrovate dopo il termine della promozione.

Altavilla ha ricordato poi a chi è alle prime armi nel posizionamento del sito (ma un po’ a tutti in generale…) che URL brevi vengono chieste prima di quelle lunghe e che siti con un’alta frequenza di pubblicazione e molti contenuti beneficiano di una profondità di scansione superiore, pertanto vengono visitati più spesso dai crawler e possono avere un PageRank più alto.

Successivamente in sala SEO è stata la volta di Riccardo Mares (Studio Cappello) con l’intervento eCommerce: CheckUp Completo SEO e Analytics.

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Tutto quello che avreste voluto sapere ma non avete mai osato chiedere sul rapporto Master-Slave

Mares ha ripreso le tematiche già affrontate da Altavilla, si è infatti parlato di crawling budget e di come distribuire i link interni senza disperdere il valore.

La prima giornata è volta a conclusione con un secondo intervento di Fili Wiese, il lavoro di gruppo e una meravigliosa cena a base di fritto misto penalizzazione, indicizzazione di pizze, pollo al PPC e per finire torta caprese alla heatmap.

2° giornata: Vocal search? Let it go

Il secondo giorno hanno aperto le danze gli interventi di Filippo Trocca (3rd Place) con Turning data into actions e Marco Loguercio (FIND) dedicato alla Search Vocal: Google Home e scenari futuri!

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Marco Loguercio: sentirsi come il Capitano Kirk con la Vocal Search

Relativamente alla vocal search sono stati analizzati il modello Amazon vs Google Search. Il colosso di Mountain View esce sconfitto dal confronto, in quanto fornisce solo un output di informazioni che non risulta poi possibile sfruttare. Viceversa Amazon permette – in presenza di un account associato – di conoscere quali sono, ad esempio, le pizzerie aperte più vicine, ordinare e vedersi consegnare la propria pizza a casa poco dopo.

Pensando agli scenari futuri la domanda sorge spontanea: Google Voice Search, cosa cambia per la SEO? Loguercio assicura che la search per Google è ancora fortemente visuale, le pagine dei risultati saranno ancora per lungo tempo in forma di SERP, per come le conosciamo.

A seguire, in sala focus indicizzazione Paolo Dello Vicario (ByTek) ha conquistato tutti con un’esilarante versione in salsa SEO di “Let it go, la canzone tratta dalla colonna sonora del film d’animazione Frozen.

Non ci sono più le SERP di una volta

Il contenuto video è stato propedeutico all’intervento Analisi della concorrenza e dei link nel corso del quale Dello Vicario ha sostenuto che nonostante “non ci sono più le SERP di una volta” in realtà le SERP non sono cambiate così tanto.

Il relatore ha poi passato in rassegna programmi per l’estrazione di entità (luoghi, persone, brand) dai documenti presenti sul web (utile a questo scopo il tool Dandelion) e per scoprire quali sono i post che hanno le performance migliori sulla pagina Facebook dei competitor (tool Likelyzer).

Successivamente Matteo Monari e Verdiana Amorosi (BizUp) hanno presentato un simpatico case study sulla Corporate SERP Reputation, nel corso del quale hanno elencato le strategie messe in atto per risollevare le sorti del magnate Topolino Mickey Mouse coinvolto nello scandalo della TopoCorp! Per restare in tema cartoon.

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Salvare la reputation di Topolino Mikey Mouse (slide tratta dal profilo Twitter @convegnogt)

Per rimuovere contenuti e commenti negativi dalle SERP, oltre alla richiesta a Google di de-indicizzazione esercitando il diritto all’oblio, Monari e Amorosi suggeriscono di diffidare i siti che presentano contenuti sgraditi attraverso PEC o raccomandata. Spesso non è necessario avere ragione: presentare la lettera di un avvocato e minacciare provvedimenti legali può bastare a convincere gli interessati a rimuovere i contenuti e risolvere il problema.

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Sostituire i commenti negativi nella SERP con nuovi contenuti positivi

I relatori hanno terminato con una riflessione sulla pianificazione della strategia ORM. Non bisogna sottovalutare le risorse owned come sito aziendale, corporate blog, profili social. Queste, infatti, risultano essere le più credibili e indicate per dare maggior risalto alle notizie positive da pubblicare in modo tale da far arretrare di posizione i contenuti che si vogliono dimenticare.

Aiuta un webmaster a linkare risorse migliori, le tue

L’ultimo intervento della giornata è stato Link Building creativo in scala di grigi di Giuseppe Pastore (Yoox) che ha esplorato la tecnica della broken link building indossando di volta in volta un cappello diverso, dal white hat più lecito fino ad arrivare al lato oscuro del posizionamento black hat.

Pastore ha analizzato le possibilità di ottenere backlink con un semplice mantra: “Aiuta un webmaster a linkare risorse migliori, le tue.

In che cosa consiste? E’ presto detto, si tratta di proporre a blogger o editori un nuovo content per pagine che presentano errori 404, link rotti, che collegano a domini scaduti o hackerati, invasi dallo spam, ecc.

Conclusioni

E per concludere in bellezza l’ultima giornata? Indossiamo i guantoni.

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Andrea Pernici alias Rey Pernicio (foto tratta dal profilo Twitter @convegnogt)

All’angolo destro del ring Andrea Pernici (Search On Media Group), nell’angolo sinistro Giorgio Taverniti. Che la SEO Royal Rumble abbia inizio: ne rimarrà soltanto uno!

La sfida a colpi di conoscenze in ambito ASO, posizionamento e talento nell’essere fisionomisti per riconoscere in pochi secondi i volti dei SEO guru ed abbinarli ai loro nomi ha coinvolto tutti: partecipanti e relatori.

Partecipare all’evento è stato senza dubbio un’occasione formativa unica a livello professionale e molto divertente dal punto di vista personale.

Grazie a tutti per aver reso possibile quest’esperienza e alla prossima edizione!

 

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