Pubblicità su Facebook: ATTENZIONE a CPC e Web Of Trust

Forse non tutti sanno che a maggio 2011 Facebook ha stretto un accordo con la società Finlandese Web Of Trust: una compagnia che si propone come misuratore di affidabilità per i domini web, basandosi sul crowdsourcing della sua community.

Sembrerebbe una misura a tutela dell’utente (e nei fatti lo è), spuntano tuttavia dei lati inaspettati per chi fa advertising a CPC su Facebook… che succede se il target URL degli annunci è un sito che viene valutato come non affidabile da Web Of Trust?

Risposta: che lo vogliate o no, succede questo…

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Grande Fratello o semplice calcolo delle impression?

Prendo le mosse da quest’articolo che ho letto stamattina su Repubblica.it:

A Parigi lo spot adesso ti spia La città contro i pannelli hi-tech – Scienze – Repubblica.it.

Si tratta, a quanto ho letto, di un espositore di cartelloni pubblicitari che tramite dei sensori riesce a tenere traccia di quante persone si fermano davanti al cartellone e per quanto tempo lo fanno. A quanto pare, la gente è rimasta negativamente colpita da questa iniziativa, sollevando una serie di proteste.

Mi sono subito venute in mente un paio di considerazioni interessanti.

1) di fatto quel cartellone non fa altro che contare le “impression” e il “tempo di permanenza”. Una cosa che per chi si intende di Web Analytics è proprio la base dell’analisi del comportamento dell’utente. Roba elementare insomma (e quasi superata oggi: ormai si parla di analisi del ROI tramite la segmentazione dei canali). Eppure se lo si fa su internet, nessuno si scandalizza, anzi. Ma quando si cerca di fare la stessa cosa dal vivo, la gente protesta. E’ una cosa devo dire molto curiosa che può avere mille motivazioni valide.

2) è evidente che questo sia un tentativo per la pubblicità “analogica” di inseguire quello che fa della pubblicità “digitale” un canale potenzialmente vincente: la tracciabilità dell’utente e l’analisi del comportamento. Interessante perché vedo da un lato che ci si accorge finalmente dei vantaggi del poter analizzare il comportamento delle persone di fronte alla pubblicità (senza limitarsi a contare i numeri in termini di share). Dall’altro perché è evidente che sono le aziende stesse che iniziano a chiedere un genere di pubblicità il cui rendimento sia documentabile.

E voi che ne pensate? Tracciare il comportamento di fronte ad una pubblicità nella “vita reale” vi sembra scandaloso? Ma poi, quello che fate su internet, non è pure quello “vita reale”?

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