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	<title>Pubblicità Online Migliorata</title>
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	<description>Cava fuori il meglio dal tuo sito! Il blog ufficiale di WebPerformance</description>
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		<title>Come riconoscere un buon fornitore di servizi DEM – Direct Email Marketing</title>
		<link>http://blog.webperformance.it/2011/09/03/come-riconoscere-un-buon-fornitore-di-servizi-dem-%e2%80%93-direct-email-marketing/</link>
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		<pubDate>Sat, 03 Sep 2011 12:58:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Email marketing]]></category>
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		<description><![CDATA[10 semplici domande per smascherare gli Zanza dell’Email Marketing In questi ultimi 10 anni passati a vendere &#8211; e molto spesso ad acquistare per conto di nostri clienti &#8211; servizi di Direct Email Marketing, ho potuto constatare che riconoscere un fornitore di DEM affidabile, tra la moltitudine di società italiane ed estere che offrono questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><em><img class="aligncenter size-full wp-image-513" title="Zanza" src="http://blog.webperformance.it/wp-content/uploads/2011/09/27537_114991835206230_4374_n.jpg" alt="" width="180" height="184" />10 semplici domande per smascherare gli Zanza dell’Email Marketing</em></p>
<p>In questi ultimi <strong>10 anni</strong> passati a vendere &#8211; e molto spesso ad acquistare per conto di nostri clienti &#8211; servizi di <strong>Direct Email Marketing</strong>, ho potuto constatare che riconoscere un <strong>fornitore di DEM affidabile</strong>, tra la moltitudine di società italiane ed estere che offrono questo servizio, non è per niente facile.</p>
<p>Le <strong>brutte sorprese</strong> non sono mancate, anche da quegli interlocutori che si vantavano di far parte di <strong>Associazioni di categoria</strong> e presenziavano ogni anno con i loro stand allo <strong>IAB Forum</strong>.</p>
<p>Per questa ragione, credo sia utile descrivere le diverse <strong>tipologie di “aziende senza scrupoli</strong>”: smascherarle sarà più semplice!<span id="more-504"></span></p>
<ul>
<li>Tipologia A: “<strong><em>Ti vendiamo gli indirizzi</em></strong>”.</li>
</ul>
<p>È l’azienda <strong>più facile da smascherare</strong>, ossia quella che prima propone di fornirti un servizio di Direct Email Marketing e poi ti offre anche l’opportunità di acquistare una <strong>lista di indirizzi email</strong>. Ti garantisce la <strong>legalità</strong> dell’invio di comunicazioni commerciali, sostenendo che si tratta di indirizzi raccolti da elenchi pubblici: peccato però che la legge dica esattamente il contrario! Secondo il <strong>D.Lgs.196 del 2003</strong>, infatti, qualsiasi comunicazione commerciale deve prevedere il <strong>consenso </strong>degli interessati anche qualora l’indirizzo sia stato raccolto da un elenco pubblico. In particolare, il <strong><a href="http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=29840">provvedimento generale del Garante in materia di spam del 29 maggio 2003</a></strong> ha chiarito che <em>&#8220;chi acquisisce la banca dati deve accertare che ciascun interessato abbia validamente acconsentito alla comunicazione del proprio indirizzo di posta elettronica ed al suo successivo utilizzo ai fini di invio di materiale pubblicitario&#8221;</em>. Non basta quindi nemmeno richiamare la buona fede nell’acquisto del database. Un esempio tra tutti è l’azienda <strong>Primi sui Motori S.p.a.</strong>, <a href="http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1758527">condannata dal Garante</a> proprio per aver fatto attività di Email Marketing senza essersi assicurata che i componenti del database acquistato avessero dato il loro consenso.</p>
<ul>
<li>Tipologia B: <strong><em>“Noi spediamo dall’estero”</em></strong>.</li>
</ul>
<p>Si tratta della tipica azienda con <strong>sito in italiano</strong> e che offre <strong>servizi quasi esclusivamente in Italia</strong>, ma che nella sezione <em>Chi siamo</em> o in fondo alle pagine riporta un nome aziendale seguito da <strong>Ltd. anziché da S.r.l. o S.p.a. </strong>Ha quindi spesso sede in UK o altro paese extra Unione Europea, dove la <strong>normativa sulla privacy</strong> è <strong>differente </strong>da quella italiana. In particolare, nel Regno Unito non è necessario il previo consenso qualora l’indirizzo email appartenga ad un’azienda. Per verificare quali sono invece le norme applicate in UK vi segnalo questo <a href="http://www.ico.gov.uk/for_organisations/privacy_and_electronic_communications/the_guide/electronic_mail.aspx">sito.</a> In ogni caso, utilizzare questi fornitori espone l’azienda inserzionista a <strong>gravi rischi legali</strong>, poiché i destinatari dei messaggi potrebbero rivolgersi al <strong>Garante della Privacy</strong> per far valere i loro diritti. Senza contare i <strong>danni all’immagine aziendale</strong> per essere ricorsi a una campagna pubblicitaria rivolta a utenti che non hanno fornito il proprio consenso.</p>
<ul>
<li>Tipologia C: <strong><em>“Anche la richiesta di consenso è una buona pubblicità”.</em></strong></li>
</ul>
<p>Vi parlo qui delle aziende che hanno acquistato <strong>indirizzi email senza consenso</strong> e, non potendo utilizzarli per fare degli invii promozionali, pensano “bene” di usare come <strong>veicolo pubblicitario</strong> il <strong>messaggio in cui si richiede il consenso</strong>! Le metodologie sono le più svariate, ad esempio le email pubblicitarie che in basso ed in piccolo recitano: <em>“Questo non è un messaggio pubblicitario ma una richiesta di consenso all’invio di messaggi pubblicitari come questo”.</em> Un altro esempio sono i messaggi composti per metà da informativa e richiesta di consenso e per l’altra metà dalla promozione del cliente. Attenzione, perché anche questa <strong>forma abusiva di Email Marketing</strong> è stata <strong>vietata dal Garante</strong>: il provvedimento dichiara che “<em>Tale disciplina non può essere elusa inviando una prima e-mail che, nel chiedere un consenso abbia comunque un contenuto promozionale oppure pubblicitario, oppure riconoscendo solo un diritto di tipo c.d. “opt-out” al fine di non ricevere più messaggi dello tesso tenore.”</em></p>
<ul>
<li>Tipologia D: <strong><em>“Le nostre liste hanno il consenso ma non possiamo darti i nomi”.</em></strong></li>
</ul>
<p>Ecco i fornitori <strong>più difficili da smascherare</strong>: offrono spesso la possibilità di fare <strong>invii su milioni di indirizzi</strong>, ma si trincerano dietro a presunte ragioni competitive per negare i<strong> nomi dei propri fornitori</strong> e non permettere all’inserzionista di capire se il consenso alla privacy sia stato realmente raccolto. Sono anche le aziende da cui si ottengono le <strong>sorprese peggiori</strong>, in termini sia di risultato che di rischi legali.</p>
<p>Ecco quindi le <strong>10 domande</strong> da fare per essere certi di non incorrere in questo tipo di fornitori:</p>
<p><strong>1)    </strong><strong>L’azienda è stata condannata dal Garante della Privacy?</strong> Verificate in <a href="http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=432448">questa pagina</a>, dove ci sono i principali provvedimenti di condanna. Oppure cercate in Google “nome azienda + garante privacy”.</p>
<p><strong>2)    </strong><strong>È possibile</strong> <strong>acquistare il database</strong>? Se a questa domanda l’azienda risponde sì, datevela a gambe!</p>
<p><strong>3)    </strong><strong>Posso avere i nomi delle liste utilizzate e l’indirizzo della pagina web che raccoglie gli indirizzi?</strong> A questo indirizzo potrete verificare l’informativa e la procedura di richiesta di consenso.</p>
<p><strong>4)    </strong><strong>C’è una procedura di Double Opt-In per la raccolta degli indirizzi?</strong> In altre parole, l’azienda chiede all’utente di cliccare su un messaggio di conferma per attestare la sua volontà di conferire il consenso?</p>
<p><strong>5)    </strong><strong>Da quale paese vengono fatti gli invii e con quali piattaforme?</strong> Sappiate che le piattaforme più utilizzate ed affidabili in Italia sono ContactLab, Ecircle, Kiwari, Mailup, Trustmailer, ecc.</p>
<p><strong>6)    </strong><strong>Posso avere un test della DEM, che sia spedito direttamente dalla piattaforma di invio?</strong> In questo modo potete verificare esattamente cosa i destinatari riceveranno.</p>
<p><strong>7)    </strong><strong>Voglio che il sender identifichi il titolare del trattamento, ossia il proprietario dei dati e non la mia azienda.</strong> Pretendendo ciò, vi garantite che ai destinatari sia chiaro a chi dovranno rivolgersi nel caso ritengano che i loro diritti siano stati violati.</p>
<p><strong>8)    </strong><strong>Voglio che in calce alla mail sia sempre presente l’informazione sul titolare del trattamento (il proprietario della lista) e un link che permetta la disiscrizione dalla lista stessa.</strong></p>
<p><strong>9)    </strong><strong>Voglio una liberatoria completa.</strong> In questo modo, siete liberi da qualsiasi responsabilità relativa al trattamento dei dati effettuati per il servizio pubblicitario.</p>
<p><strong>10) </strong>Se avete ancora dei <strong>dubbi </strong>sulla serietà di qualche fornitore, <a href="http://www.webperformance.it/it/contatti" target="_blank">scrivetemi pure</a>. In privato vi fornirò nomi e cognomi degli Zanza dell’email marketing italiano…;-)</p>
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		<title>Google non va in vacanza</title>
		<link>http://blog.webperformance.it/2011/08/29/google-non-va-in-vacanza/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 12:58:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Mosna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Search]]></category>
		<category><![CDATA[analytics]]></category>
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		<category><![CDATA[panda]]></category>
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		<description><![CDATA[Scrivo questo post per quelli che in preda alla disperazione hanno fatto &#8220;mark all as read&#8221; sui loro feed reader ed anche un po&#8217; come riepilogo delle cose che sono successe ad agosto che riguardano i risultati di ricerca di Google e Google Analytics&#8230; e sono un bel po&#8217;: più che sufficienti a ricordarsi che, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-500" title="Poliachik_GoogleBeach" src="http://blog.webperformance.it/wp-content/uploads/2011/08/Poliachik_GoogleBeach-300x179.jpg" alt="" width="300" height="179" />Scrivo questo post per quelli che in preda alla disperazione hanno fatto &#8220;mark all as read&#8221; sui loro feed reader ed anche un po&#8217; come riepilogo delle cose che sono successe ad agosto che riguardano i risultati di ricerca di Google e Google Analytics&#8230; e sono un bel po&#8217;: più che sufficienti a ricordarsi che, mentre noi italiani andiamo in vacanza, <strong>a Google lavorano eccome</strong>!</p>
<p>Iniziamo con le <strong>novità</strong> in Google Analytics&#8230;<span id="more-496"></span></p>
<h3>1. Cambio nel calcolo delle visite su Google Analytics</h3>
<p>Come Marco Cilia <a href="http://www.goanalytics.info/importante-modifica-al-calcolo-delle-sessioni-in-ga/">ha già avuto modo di ricordare</a>, è cambiato il modo in cui Google Analytics registra le visite ed in particolar modo sono cambiati alcuni dettagli nelle modalità di scadenza del cookie di Analytics, che <strong>potrebbero cambiare sensibilmente i dati</strong>.</p>
<p>Consiglio di leggere con attenzione il post di Marco che dice tutto a proposito.</p>
<h3>2. Arrivano le canalizzazioni multicanale!</h3>
<p>Il cambio del calcolo delle visite è naturalmente un preludio alla <strong>nuova, strabiliante, funzionalità</strong> di Google Analytics che permette di risalire alle fonti di traffico che precedono una conversione.</p>
<p>Un&#8217;introduzione si trova <a href="http://analytics.blogspot.com/2011/08/introducing-multi-channel-funnels.html">sul blog ufficiale di Google Analytics</a>: le reali potenzialità sono invece ancora tutte da scoprire.</p>
<h3>3. I sitelink estesi</h3>
<p>Questa novità è piccola ma è interessante: i <strong>nuovi sitelink</strong> di Google rafforzano molto i siti che hanno una buona struttura interna, su tutte le ricerche di brand. E&#8217; facile aspettarsi un ulteriore incremento del CTR (e quindi di traffico) per le ricerche di brand.</p>
<p>Qualche altro spunto di riflessione <a href="http://blog.tagliaerbe.com/2011/08/nuovi-sitelink-google.html">lo potete trovare sul Tagliablog</a>.</p>
<h3>4. Panda Update in tutto il mondo</h3>
<p>L&#8217;abbiamo aspettato, temuto, ventilato, sospettato&#8230; ed <strong>è infine arrivato</strong>! Di certo a Mountain View hanno un <strong>ottimo senso del tempismo</strong>: il rilascio del Panda è stato proprio a cavallo del weekend meno trafficato su internet in Italia. Tutti belli sotto l&#8217;ombrellone e <strong>TRAC</strong>. Ecco <a href="http://googlewebmastercentral.blogspot.com/2011/08/high-quality-sites-algorithm-launched.html">l&#8217;annuncio ufficiale</a>, mentre in giro già <a href="http://blog.searchmetrics.com/de/2011/08/19/google-panda-update-in-italien-und-spanien-gewinner-und-verlierer/">si possono trovare un po&#8217; di numeri</a> (non si sa quanto attendibili, ma pare sia una bella botta anche per il web italiano).</p>
<p>Ce n&#8217;è abbastanza! E ora <strong>di corsa a mettersi in pari</strong>&#8230; Google non sta ad aspettare!</p>
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		</item>
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		<title>Social SEO e Social Search su Google+: il gioco si fa duro</title>
		<link>http://blog.webperformance.it/2011/07/26/social-seo-e-social-search-su-google-il-gioco-si-fa-duro/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 14:09:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Mosna</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Social]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
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		<description><![CDATA[Sì è fatto tanto parlare nelle ultime settimane di questo Google+ di come è bello di come è brutto, di come è meglio di Facebook o peggio di Twitter. Si è detto che arriveranno i giochini e che è inutile illudersi. Si è detto che su Google+ non ci troverai tua madre e si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter size-full wp-image-481" title="Google contro tutti" src="http://blog.webperformance.it/wp-content/uploads/2011/07/google-contro-tutti.jpeg" alt="" width="360" height="297" />Sì è fatto tanto parlare nelle ultime settimane di questo <strong>Google+</strong> di come è bello di come è brutto, di come è meglio di Facebook o peggio di Twitter. Si è detto che <a href="http://www.google.com/search?q=google+plus+giochi">arriveranno i giochini</a> e che è inutile illudersi. Si è detto che su Google+ <a href="http://www.rivistastudio.com/editoriali/media-innovazione/perche-tua-mamma-non-usera-google/">non ci troverai tua madre</a> e si è arrivati anche a vendere gli (ormai svalutatissimi) inviti <a href="http://shop.ebay.com/i.html?_trkparms=65%253A12%257C66%253A2%257C39%253A1%257C72%253A5276&amp;rt=nc&amp;_nkw=google+invite&amp;_ipg=100&amp;_trksid=p3286.c0.m14.l1514">su Ebay</a>.</p>
<p>A differenza del web anglofono, in particolare quello che ruota attorno all&#8217;<strong>area SEOMoz / Search Engine Land</strong>, sul web italiano si è letto poco delle <strong>reali potenzialità</strong> del giochino e dell&#8217;impatto che con ogni probabilità avrà sul <strong>SEO</strong>, inteso come attività generica di <strong>miglioramento della visibilità</strong> del sito sui risultati naturali dei Motori di Ricerca e del relativo <strong>traffico in ingresso</strong>.</p>
<p>Vediamo di fare un po&#8217; di chiarezza&#8230;<span id="more-474"></span></p>
<h3>Il SEO come lo conosciamo finora</h3>
<p>Prendendo a prestito le <a href="http://www.seomoz.org/blog/social-annotations-in-search-now-your-social-network-rankings">parole di Rand Fishkin</a>: per anni, il modo migliore di guadagnare posizioni nei risultati di ricerca è stato questo:</p>
<ul>
<li>creare pagine accessibili</li>
<li>con contenuto di qualità</li>
<li>ottimizzate con le parole chiave corrette</li>
<li>in modo che attirino link naturali</li>
</ul>
<p>Il primo punto è quello che potremo chiamare &#8220;SEO tecnico&#8221; e riguarda il lavoro di <strong>ottimizzazione dell&#8217;architettura</strong> del sito, in modo che sia amichevole per i motori di ricerca.</p>
<p>Il secondo ed il terzo punto sono il &#8220;SEO editoriale&#8221;, ovvero tutto quel lavoro di <strong>analisi delle parole chiave</strong> e redazione dei <strong>contenuti</strong> o ottimizzazione di quelli esistenti.</p>
<p>Il quarto punto è il più recente in termini relativi ed è stato finora quello che ha permesso di fare la differenza: a parità di ottimizzazione tecnica ed editoriale, ciò che conta sono i <strong>link in entrata</strong>. Per questo il lavoro del SEO si è orientato verso le attività di <strong>link building</strong>.</p>
<p>Ma ora le cose stanno per cambiare. Radicalmente.</p>
<h3>I Segnali Sociali</h3>
<p>Da diversi mesi Google aveva provato a <strong>modificare i suoi risultati</strong> di ricerca attraverso i cosiddetti &#8220;<a href="http://searchengineland.com/what-social-signals-do-google-bing-really-count-55389">Social Signal</a>&#8220;. Il piano fin da subito era: aggiungiamo <strong>un pizzico di Social</strong> al nostro algoritmo di Ranking (che, com&#8217;è noto, conta più di 200 fattori).</p>
<p>Per fare questo ha stretto accordi con Twitter e si è appoggiato fortemente alla sua base utenti per provare a costruire una rete di connessioni tra persone ed <strong>individuare account autoritari</strong>, in modo da popolare i risultati di ricerca anche con questo criterio.</p>
<h3>L&#8217;arrivo di Google+</h3>
<p>Evidentemente tutto questo <strong>non era abbastanza</strong>, forse perché non avevano abbastanza dati o perché non riuscivano ad averli con velocità sufficiente, fattostà che prima hanno lanciato il <strong>bottone +1</strong> sui risultati di ricerca (accolto da più con un &#8220;embè? Perché dovrei fare +1 su un risultato di ricerca?&#8221;) e successivamente anche il bottone +1 <strong>per i siti web</strong> (non era ancora chiaro dove volessero andare a parare, ma i più svegli <a href="http://www.seomoz.org/blog/google-1-and-the-rise-of-social-seo">già avevano delle teorie</a>).</p>
<p>E infine hanno lasciato scadere gli accordi con Twitter e <strong>sganciato la bomba</strong> con Google+, considerata in modo superficiale dai più come un &#8220;attacco a Facebook&#8221;.</p>
<p>E&#8217; certamente un tentativo di entrare a gamba tesa nel territorio del social network, ma in realtà questa è solo <strong>la punta del&#8217;iceberg</strong>. Ci sono innanzi tutto enormi implicazioni legate alla possibilità di profilare la propria base utenti (consideriamo che il core business di Google, <strong>a differenza di Facebook</strong>, è la <strong>pubblicità</strong>), ma non è questo il punto che ci interessa. Quello che ci interessa mettere in evidenza è <strong>come cambia</strong> il mondo della <strong>Search Engine Optimization</strong>.</p>
<h3>Il SEO Sociale</h3>
<p>In breve: con Google+, il motore di ricerca ha a disposizione una <strong>base utenti solida</strong> che permette di <strong>personalizzare i risultati di ciascuno</strong> sulla base delle risorse segnalate dalle persone della propria rete sociale. Un esempio che vale più di mille parole:</p>
<div id="attachment_479" class="wp-caption aligncenter" style="width: 435px"><a href="http://blog.webperformance.it/wp-content/uploads/2011/07/google-risultati-nelle-serp.png" rel="lightbox[474]"><img class="size-full wp-image-479 " title="Risultati di ricerca di Google" src="http://blog.webperformance.it/wp-content/uploads/2011/07/google-risultati-nelle-serp.png" alt="" width="425" height="239" /></a><p class="wp-caption-text">Dopo appena una settimana di utilizzo di Google+ già sono visibili i primi risultati &quot;modificati&quot; nelle pagine di ricerca di Google... (questa è la fine della prima pagina per la chiave di ricerca &quot;diritto&quot;, quando sono collegato con il mio account Google)</p></div>
<p>Fino a prima di Google+, un risultato di ricerca di questo tipo era cosa rara. Ora invece sta diventando la normalità. Mi è capitato di <a href="http://friendfeed.com/gluca/04334ce1/test-ho-pubblicato-il-mio-post-di-ieri-sia-su-g-che">discutere su Friendfeed</a> proprio di questo argomento e a chi chiedeva:</p>
<blockquote><p>Non sono sicuro di avere capito, ripeto &#8220;se un post sul blog viene segnalato da G+ ai miei amici, e su FF ai miei amici, i miei amici di G+ lo vedranno più in alto che i miei amici di FF&#8221;. E&#8217; corretto? Ma tu parli di social search, ok, è chiaro che funziona esattamente come Twitter e FB, risultati più sharati = più in alto. Ma questo da prima di G+, no?</p></blockquote>
<p>La risposta è stata:</p>
<blockquote><p>No, non è solo &#8220;+ share = + alto&#8221;. E&#8217; anche: &#8220;tizio segnala = i suoi follower vedono in alto, fin da subito&#8221;. Da cui ne consegue che &#8220;contenuto segnalato da tizio con tanti followers = big deal&#8221;. Naturalmente il discorso varrà anche per le aziende&#8230; &#8220;tira su tanti followers e stimola lo share dei contenuti = avrai un aumento di traffico organico&#8221;</p>
<p>In definitiva: cambia proprio il campo da gioco. Non è l&#8217;efficacia SEO del sito-social a contare in se e per se, ma quanto e come i tuoi contenuti riescono a diffondersi sulle reti sociali.</p></blockquote>
<p>Per riassumere quindi, il SEO Sociale si gioca su un campo diverso e del tutto nuovo. Aziende o siti che riescano a <strong>far condividere i loro contenuti</strong> su Google+, hanno la possibilità di accedere ad uno straordinario potere che è quello di entrare <strong>fin da subito</strong> nei risultati di ricerca di Google, in <strong>posizioni prominenti</strong>. Non più quindi mesi di link building per entrare in SERP in buone posizioni: possono bastare pochi giorni.</p>
<p>Ed il lavoro del SEO andrà quindi a muoversi in due direzioni del tutto inedite:</p>
<ul>
<li><strong>ampliamento della rete</strong> sociale e della <strong>fidelizzazione delle persone</strong> ai contenuti prodotti</li>
<li>produzione di <strong>contenuti</strong> che siano facilmente <strong>condivisibili</strong></li>
</ul>
<p>Il <strong>gioco duro</strong> quindi si giocherà essenzialmente sulla capacità di produrre <strong>contenuti di alta qualità</strong>, che possano essere <strong>condivisi dalle reti sociali su Google+</strong>. E se il primo punto (quello della crescita della base utenti fidelizzati, i &#8220;fan&#8221;) può essere relativamente facile da gonfiare, il secondo punto è decisamente più complicato da ottenere. Puoi anche condividere articoli con account fasulli, ma se questi account non hanno un ampio seguito di followers attivi, l&#8217;effetto sul traffico è nullo.</p>
<p>Visti i <strong>tassi di crescita</strong> della base utenti di Google+ (e dando per scontato che a Mountain View non resteranno con le mani in mano, ma continueranno a migliorare il prodotto per renderlo sempre più appetibile), ci sono <strong>pochi dubbi</strong> in merito alle dimensioni che assumerà il fenomeno nei prossimi mesi. Non mancherà di certo il gioco sporco, ma con queste premesse il SEO Black Hat ha la strada tutta in salita.</p>
<p>Per cui, esimi colleghi SEO e soprattutto <strong>carissimi webmaster italiani</strong>: lasciate perdere il Pagerank e inquadrate bene la situazione: <strong>un nuovo SEO è alle porte</strong> e c&#8217;è da iniziare a lavorarci su!</p>
<p><strong>Aggiornamento (28/07/11):</strong> oggi anche il buon Danny Sullivan <a href="http://searchengineland.com/how-being-friends-on-google-leads-to-better-rankings-87376">dice sostanzialmente le stesse cose</a>, con qualche piccolo esempio preso dal mercato americano.</p>
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		<item>
		<title>Pubblicità su Facebook: ATTENZIONE a CPC e Web Of Trust</title>
		<link>http://blog.webperformance.it/2011/07/13/pubblicita-su-facebook-attenzione-a-cpc-e-web-of-trust/</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 16:22:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Mosna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse non tutti sanno che a maggio 2011 Facebook ha stretto un accordo con la società Finlandese Web Of Trust: una compagnia che si propone come misuratore di affidabilità per i domini web, basandosi sul crowdsourcing della sua community. Sembrerebbe una misura a tutela dell&#8217;utente (e nei fatti lo è), spuntano tuttavia dei lati inaspettati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-464" title="facebook.facebook.is.the.devil" src="http://blog.webperformance.it/wp-content/uploads/2011/07/facebook.facebook.is_.the_.devil_-150x150.png" alt="" width="150" height="150" />Forse non tutti sanno che a <a href="http://www.mywot.com/en/blog/347-facebook-uses-wot-reputation-ratings-to-protect-users-from-scams-and-malware">maggio 2011 Facebook ha stretto un accordo</a> con la società Finlandese <a href="http://www.mywot.com/">Web Of Trust</a>: una compagnia che si propone come misuratore di affidabilità per i domini web, basandosi sul crowdsourcing della sua community.</p>
<p>Sembrerebbe una misura a tutela dell&#8217;utente (e nei fatti lo è), spuntano tuttavia dei <strong>lati inaspettati</strong> per chi fa <strong>advertising a CPC</strong> su Facebook&#8230; che succede se il target URL degli annunci è un sito che viene <strong>valutato come non affidabile</strong> da Web Of Trust?</p>
<p><strong>Risposta:</strong> che lo vogliate o no, succede questo&#8230;<span id="more-462"></span></p>
<div id="attachment_463" class="wp-caption aligncenter" style="width: 506px"><a href="http://blog.webperformance.it/wp-content/uploads/2011/07/facebook-wot.png" rel="lightbox[462]"><img class="size-large wp-image-463 " title="Messaggio di avviso di WOT" src="http://blog.webperformance.it/wp-content/uploads/2011/07/facebook-wot-1024x339.png" alt="" width="496" height="164" /></a><p class="wp-caption-text">La call to action (blu) conduce verosimilmente all&#39;abbandono del click. Solo cliccando sul link (poco visibile) in basso a sinistra si procede verso il target url del&#39;annuncio.</p></div>
<p>Vorrei premettere che non è affatto detto che un sito ritenuto non affidabile lo sia veramente (<a href="http://www.marketingtechblog.com/technology/wot-facebook-reputation/">dato che la valutazione di WOT si basa comunque in modo preponderante su un rating dato da persone</a>), ma ammesso e non concesso di <strong>volersi fidare</strong> comunque dei sistemi di valutazione di WOT, quello che mi interessa mettere in luce è come <strong>Facebook</strong>:</p>
<ol>
<li><strong>non avvisa</strong> l&#8217;inserzionista di questo tipo di blocco <span style="text-decoration: underline;"><strong>in alcun modo</strong></span>, né sulla piattaforma online, né via email (solo cliccando sull&#8217;anteprima dell&#8217;annuncio la cosa è evidente)</li>
<li><strong>fa comunque pagare il clic</strong> effettuato sull&#8217;annuncio da parte dell&#8217;utente (generando quindi grosse discrepanze tra clic effettuati e visite reali sul target URL)</li>
</ol>
<p>Fate quindi <strong>molta attenzione</strong> ai rating di WOT per i target url dei vostri annunci sponsorizzati prima di metterli online e fate anche un controllo sui target URL dei vostri annunci già pubblicati: potrebbero essere stati filtrati <strong>a vostra insaputa</strong> anche dopo mesi di campagna avviata, con gli annunci <strong>revisionati e approvati</strong>.</p>
<p>E&#8217; infatti sufficiente che WOT <strong>in qualunque momento</strong> segnali un sito come non affidabile (quale che sia la ragione) e stareste pagando per una campagna che genera sì clic, ma questi <strong>non fanno uscire l&#8217;utente da Facebook</strong>, anzi sono dei rimbalzi garantiti. <span style="text-decoration: underline;"><strong>Il tutto senza uno straccio di alert.</strong></span></p>
<p>Che ne pensate di questa condotta da parte di Facebook?</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Usare Google Analytics per il Link Building</title>
		<link>http://blog.webperformance.it/2011/05/19/usare-google-analytics-per-il-link-building/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 15:58:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Mosna</dc:creator>
				<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[analytics]]></category>
		<category><![CDATA[building]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[link]]></category>

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		<description><![CDATA[No, non è uno scherzo, ne&#8217; un titolo ad effetto per attirare visite dai motori (non solo perlomeno)&#8230; immagino già la domanda che sorge spontanea: Google Analytics è un software di raccolta ed analisi delle statistiche di un sito, che individua fonti di traffico già esistenti, come può diventare uno strumento per le attività di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>No, non è uno scherzo, ne&#8217; un titolo ad effetto per attirare visite dai motori (non solo perlomeno)&#8230; immagino già la domanda che sorge spontanea: Google Analytics è un software di raccolta ed analisi delle statistiche di un sito, che individua <strong>fonti di traffico già esistenti</strong>, come può diventare uno strumento per le attività di Link Building in ambito SEO, che sono concentrate sull&#8217;<strong>individuare nuove opportunità</strong> di link?</p>
<p><a href="http://blog.tagliaerbe.com/2011/05/google-analytics-link-building.html#more-3514">Continua&#8230; sul Tagliablog!</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Tecniche di posizionamento: l&#8217;ottimizzazione delle immagini</title>
		<link>http://blog.webperformance.it/2011/03/25/tecniche-di-posizionamento-lottimizzazione-delle-immagini/</link>
		<comments>http://blog.webperformance.it/2011/03/25/tecniche-di-posizionamento-lottimizzazione-delle-immagini/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 16:58:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Mosna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le basi]]></category>
		<category><![CDATA[Search]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[alt]]></category>
		<category><![CDATA[immagini]]></category>
		<category><![CDATA[ottimizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Vado avanti con la serie di articoli sulle basi del posizionamento sui motori di ricerca, questa volta affrontando un argomento collaterale tra i più importanti: l&#8217;ottimizzazione delle immagini. Le immagini sono importanti in ottica SEO perché permettono di rendere visibile il sito sull&#8217;indice di ricerca immagini e nelle anteprime di ricerca, ormai sempre più diffuse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Vado avanti con la <a href="http://blog.webperformance.it/category/motori-di-ricerca/seo/le-basi/">serie di articoli</a> sulle basi del posizionamento sui motori di  ricerca, questa volta affrontando un argomento collaterale tra i più importanti: l&#8217;ottimizzazione delle immagini.</p></blockquote>
<p>Le immagini sono importanti in ottica SEO perché permettono di rendere visibile il sito sull&#8217;<strong>indice di ricerca immagini</strong> e nelle <strong>anteprime di ricerca</strong>, ormai sempre più diffuse nei risultati naturali dei motori.</p>
<p>Inoltre, una corretta <strong>ottimizzazione </strong>delle immagini su una pagina web, ne migliora la rilevanza anche in termini di <strong>posizionamento </strong>generale della pagina sui risultati testuali.</p>
<p>Quali sono quindi gli elementi importanti per una buona <strong>ottimizzazione delle immagini</strong>?<span id="more-430"></span><strong></strong></p>
<h3>Testo alternativo</h3>
<p><strong></strong>il testo contenuto nell&#8217;attributo alt=&#8221;" del tag &lt;img&gt; dovrebbe essere utilizzato per descrivere il contenuto dell&#8217;immagine. Dato che appare in anteprima nei risultati di ricerca, è opportuno che contenga una o più parole chiave.</p>
<h3>Nome dell&#8217;immagine</h3>
<p>il nome del file è spesso trascurato, ma è di importanza pari se non addirittura superiore a quella del testo alternativo. Per questo motivo dovrebbe contenere una o più parole chiave relative al contenuto. <span style="color: #ff0000;"><em>Attenzione!</em> </span>Per separare le parole è bene utilizzare il carattere dash &#8220;-&#8221; e non altri come l&#8217;underscore &#8220;_&#8221;. Il perché è ottimamente spiegato in <a href="http://www.mattcutts.com/blog/dashes-vs-underscores/">questo articolo di Matt Cutts</a>.</p>
<h3>Titolo e descrizione</h3>
<p>il testo a corredo dell&#8217;immagine, quello presente nel codice HTML immediatamente prima  e dopo l&#8217;immagine, è anche molto importante e determina, assieme ad alt e nome del file, un posizionamento efficace. il titolo dell&#8217;immagine e una descrizione approfondita. E&#8217; quindi buona norma prevedere un titolo ed una descrizione ottimizzate con le parole chiave di riferimento.</p>
<p>Un esempio pratico di questi principi lo trovate nella pagina seguente, la cui immagine ho ottimizzato per la parola chiave &#8220;<a href="http://www.webperformance.it/it/inserzionisti/campagne-banner">campagne banner</a>&#8221;</p>
<p>Un avvertimento&#8230; i tempi di aggiornamento dell&#8217;indice di ricerca immagini dei motori di ricerca sono molto, <strong>molto più lenti del normale</strong> aggiornamento dell&#8217;indice di ricerca web (personalmente sospetto che la frequenza di aggiornamento sia lenta anche perché l&#8217;algoritmo è meno raffinato di quello web e si presta facilmente a bombardamenti e manipolazioni). Naturalmente questo tempo di attesa <strong>può cambiare</strong> molto da sito a sito, ma nell&#8217;esempio che vi ho appena fatto, mentre l&#8217;ottimizzazione è stata compiuta all&#8217;incirca a metà febbraio 2011, e nonostante abbia effettuato tutte le azioni possibili per velocizzare l&#8217;aggiornamento degli indici di google, ad oggi l&#8217;immagine ancora non compare.</p>
<p>Sperando che lo faccia presto <img src='http://blog.webperformance.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Strumenti SEO: la Beta di Firefox 4</title>
		<link>http://blog.webperformance.it/2011/03/08/strumenti-seo-la-beta-di-firefox-4/</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Mar 2011 15:05:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Mosna</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[chrome]]></category>
		<category><![CDATA[firefox]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[strumenti]]></category>
		<category><![CDATA[toolbar]]></category>

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		<description><![CDATA[Sto provando in questi giorni la Beta di Firefox 4 e devo dire che per tante cose hanno fatto dei grandi passi avanti. E&#8217; molto più leggera, meno avida di risorse e per certi versi più simile a Google Chrome come esperienza utente e questo mi ha portato ad utilizzarla molto più spesso ultimamente, dato che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sto provando in questi giorni la <a href="http://blog.mozilla.com/blog/2011/02/25/get-the-latest-mozilla-firefox-4-beta-test-your-favorite-websites-and-add-ons/">Beta di Firefox 4</a> e devo dire che per tante cose hanno fatto dei <strong>grandi passi avanti</strong>. E&#8217; molto più leggera, meno avida di risorse e per certi versi più simile a Google Chrome come esperienza utente e questo mi ha portato ad utilizzarla molto più spesso ultimamente, dato che ci sono alcuni add-on che io ritengo utilissimi per qualsiasi lavoro di <strong>analisi</strong> sui siti web come normale nel lavoro quotidiano di un SEO&#8230; come la <strong>Web Developer Toolbar</strong> (nessuno degli addon di Google Chrome è così pratico) e la <strong>gestione nativa dei feed RSS</strong> (che su Chrome necessitano di un&#8217;orrenda estensione).</p>
<p>Essendo una beta, seppur in stadio avanzato, è ancora presto per dare giudizi definitivi. Sono convinto comunque che gli sviluppatori di Mozilla abbiano fatto un <strong>ottimo lavoro</strong>, recuperando buona parte del terreno perso rispetto al principale competitor Google Chrome. Evviva la concorrenza tra browser, era un po&#8217; che mancava.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Meta description negli annunci Adwords?</title>
		<link>http://blog.webperformance.it/2011/03/02/meta-description-negli-annunci-adwords/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 10:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Mosna</dc:creator>
				<category><![CDATA[PPC]]></category>
		<category><![CDATA[Search]]></category>
		<category><![CDATA[adwords]]></category>
		<category><![CDATA[annunci]]></category>
		<category><![CDATA[description]]></category>
		<category><![CDATA[meta]]></category>

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		<description><![CDATA[Google non è nuovo a fare esperimenti sul layout degli annunci sponsorizzati di Adwords. Da inizio febbraio ad esempio a volte capita che nelle posizioni premium, la prima riga della descrizione dell&#8217;annnuncio venga visualizzata sulla stessa riga del titolo (Qualche approfondimento qui). Stamattina mi sono imbattuto in uno di questi esperimenti e credo proprio sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Google non è nuovo a fare esperimenti sul layout degli annunci sponsorizzati di Adwords. Da inizio febbraio ad esempio a volte capita che nelle posizioni premium, la prima riga della descrizione dell&#8217;annnuncio venga visualizzata sulla stessa riga del titolo (Qualche approfondimento <a href="http://www.seroundtable.com/adwords-title-description-12892.html">qui</a>).</p>
<p>Stamattina mi sono imbattuto in uno di questi esperimenti e credo proprio sia inedito&#8230; assieme all&#8217;annuncio sponsorizzato, viene visualizzato anche il contenuto del meta description&#8230;</p>
<div id="attachment_415" class="wp-caption aligncenter" style="width: 528px"><a href="http://blog.webperformance.it/wp-content/uploads/2011/03/meta-description-adwords.png" rel="lightbox[413]"><img class="size-full wp-image-415   " title="Meta description negli annunci AdWords" src="http://blog.webperformance.it/wp-content/uploads/2011/03/meta-description-adwords.png" alt="" width="518" height="251" /></a><p class="wp-caption-text">Evidenziata nell&#39;immagine l&#39;anteprima del contenuto del meta Description</p></div>
<p>Che il crawler di Adwords legga il contenuto della pagina è cosa risaputa&#8230; ma a memoria credo sia la prima volta che viene utilizzato il codice sorgente della pagina come supporto per il contenuto degli annunci testuali.</p>
<p>Voi che ne pensate? Avete notato anche voi questo nuovo elemento?</p>
]]></content:encoded>
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