Polygen: il mistero si infittisce. Su Yahoo Answers.

Aggiornamento sull’affaire Polygen… cercando oggi per la parola chiave google polygen salta fuori una domanda di Yahoo Answers. Hey, qualcun altro si è finalmente accorto della cosa e chiede lumi… andiamo a vedere!

Perchè polygen.org ridirige a google.it?

Ma… la domanda non c’è più! E’ stata eliminata. Perché? Ha violato qualche policy? Che è successo? Fortuna che c’è la copia cache di Google…

polygen-domanda-yanswers-copia-cache-google

E quindi si “sottometterebbe ai migliori”… sorvoliamo sull’autorevolezza della risposta (che mi pare alquanto velleitaria), ma non vedo grosse violazioni di policy in questa domanda. Perché è stata rimossa quindi? E’ tutta una coincidenza o c’è veramente qualcosa sotto?

Martino

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Polygen bannato da Google, o c'è dell'altro?

Che fine ha fatto il Polygen? Per chi non lo conoscesse, si tratta di un software creato da alcuni ragazzi italiani, che permetteva di creare contenuti sempre diversi, sulla base di grammatiche definite. Sul sito di Polygen.org erano presenti diversi usi goliardici di questo interessante software.

Naturalmente, per chiunque lavori con i motori di ricerca, la possibilità di generare N pagine di contenuto presumibilmente unico e tematizzato a costo nullo (o comunque assimilabile ad economie di scala) era parso l’uovo di colombo.

Da diverse parti se ne era parlato per il suo uso (o abuso) in ambito SEO.  Giuseppe Liguori, ad esempio, ad inizio 2007. Oppure più di recente Nello Coppeto su Shannon.it a fine 2008.

Oggi abbiamo scoperto una cosa inquietante, almeno tanto quanto interessante.

Il dominio Polygen.org redirige a Google.it, e tutto il contenuto sul sito è stato rimosso. Non è più possibile scaricare i sorgenti sul sito, visto che non esiste più. E la pagina su Sourceforge linka al sito originale. Che redirige a Google. E’ un caso? Perché proprio Google? (peraltro il redirect 301 non è tecnicamente impeccabile, dato che le pagine interne, redirigono a pagine di Google, senza modificarne il percorso) Può essere che gli autori intendano “farsi notare” da G? O c’è dell’altro sotto?

E’ evidente che uno strumento come il polygen sia potenzialmente pericoloso per non dire incontrollabile  se usato per fare Black Hat SEO (ammesso e non concesso che possiamo chiamarlo così) su larga scala.

Conosciamo inoltre molto bene l’abitudine di G di comprare ciò che vuole controllare.

Mi fermo qui e non faccio ulteriori congetture. Esistono mille ragioni possibili per questa cosa, lascio a voi la formulazione di quella che ritenete più verosimile. Noi terremo le orecchie dritte, in attesa di ulteriori sviluppi…

Martino

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Google Latitude social mobile o profilazione mirata

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Da stamattina la blogosfera italiana non parla d’altro, Google ha lanciato un nuovo servizio utilizzabile sia da cellulare che dalla dashboard di iGoogle. Il servizio è fortemente legato a Google Maps e fara molto discutere per la sua politica della privacy.

Di default infatti la posizione da telefono viene aggiornata automaticamente ad ogni connessione dell’utente al servizio.

Ma la prima cosa che ho pensato dopo lo stupore iniziale è stata: “ma se google sa dove mi trovo può propormi degli Ads in linea con la mia posizione attuale!” ed allora improvvisamente ecco che scopriamo un altra faccia di questa web app, ovvero un grande raccoglitore di informazioni geografiche con il fine di proporre pubblicità sempre più profilata.

Del resto big G non è affatto nuova a questa strategia…

Uno screen della mia posizione attuale

Uno screen della mia posizione attuale

E voi cosa ne pensate di questo servizio?

Sarà una piccola rivoluzione nel nostro modo di tenerci in contatto oppure è solo uno specchietto per le allodole creato per monitorarci sempre più?

a voi la parola…

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Siti e applicazioni web 2.0 della settimana

Twitter2ff

Un utile web app per sincronizzare il proprio account di twitter con quello di friendfeed.
L’interfaccia è molto spartana ma se avete un account di entrambi i servizi vi sarà sicuramente utile.

Ernesto

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Friend Connect: l'approccio di Google al social web

Prendo lo spunto da un articolo di Cash Cow per parlare di Firend Connect.

Partiamo da una premessa: il social web ormai è una realtà in pieno sviluppo e sembra strano che Google dopo i precedenti, quasi fallimentari tentativi (nessuno si ricorda di Orkut?), ci riprovi. Errore o calcolo? Difficile dirlo… di sicuro c’è che l’approccio che Google prende con Friend Connect è originale e presenta alcuni elementi potenzialmente rivoluzionari.

In sostanza, invece di creare l’ennesimo social network con chissà quali nuove features, Google ha deciso di permettere a chiunque di rendere “social” il proprio sito, offrendo la sua piattaforma di applicazioni e widget integrabili liberamente in qualunque sito, tramite dei semplici div, contententi un iframe.

Il pannello di amministrazione di un widget di Friend Connect

Il pannello di amministrazione di un widget di Friend Connect

Come nel caso delle applicazioni della suite di Google Docs, che ha permesso a Google di entrare dalla porta di servizio dentro ai computer della gente, ora entra dal retro dei vostri siti, offrendo la sua tecnologia, per permettervi di costruire con facilità una struttura interattiva e partecipativa, senza complicati CMS a doverla gestire.

Ovviamente, per poter partecipare a questa attività “social”, occorre essere registrati con un account Google. Il tentativo di Google è evidentemente quello di offrire il miele alla mosca e costruire così una vera e propria comunità laddove i social network ancora non sono arrivati: direttamente sui milioni di siti internet la fuori che ancora sono fermi (per disinteresse o difficoltà tecnica) alla vecchia concezione di web statico.

Martino

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Google accusa la crisi globale. E voi pensate davvero di essere al sicuro?

La notizia ha ormai qualche giorno, ma vale la pena spenderci qualche parola e rifletterci su. Google ha annunciato che taglierà sui lavoratori con contratto a termine, che sono circa 10.000 su 30.000 totali.

Innanzi tutto sfatiamo un po’ di miti: l’annuncio è stato da più fonti equivocato, naturalmente non si tratta di 10.000 licenziamenti (che sarebbe cosa assai grave), bensì, come annuncia Jane Papers al Wall Street Journal

“Stiamo pensando da tempo, prima della fase acuta della crisi economica, di ridurre in modo significativo il numero dei lavoratori a contratto”

Ridurre in modo significativo non vuol dire naturalmente tutti. Alcune fonti sembrano suggerire un numero superiore, ma comunque attorno ai 1000 licenziamenti. Una cifra che guardata in prospettiva assume comunque il suo certo peso: in Italia un’azienda viene considerata “grande” quando ha più di 500 dipendenti…

L’altra notizia interessante, che certamente è un altro pezzo del puzzle, è la chiusura di Lively. la scusa ufficiale è che vogliono gestire meglio le risorse, ma non è difficile leggere dietro a questa una più tangibile e reale: se prima avevano i fondi per finanziare progetti collaterali, ora questi fondi non ci sono più, o quantomeno sono calati drasticamente. Si vocifera infatti dell’abbandono di altri progetti collaterali come Google Video e Google Knol.

Morale della favola: sebbene venga lasciato intendere (vedere la dichiarazione della Papers di cui sopra), che la crisi economica non stia influenzando Google, è evidente che sono in corso delle manovre orientate al risparmio. Il fatto che ci pensavano da tempo vuol dire che sono lungimiranti, non certo che sono invulnerabili. Anzi, per certi versi il fatto stesso che le abbiano messe in atto lascia capire proprio il contrario.

Detto questo, rilancio la domanda a tutti gli operatori di internet marketing italiani all’ascolto: pensate davvero di essere al sicuro?

Martino

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SearchWiki di Google, per una ricerca più social

Ennesima novità da google questa mattina, in un periodo di pieno sviluppo dei servizi social google fà un passo da gigante ed estende questa funzione alle sue ricerce.

Disponibile solo per pochi utenti per ora, google a però indicato di voler estendere queste nuove funzionalità a tutti i suoi utenti.

Il servizio da la possibilità di dare i commenti ai risultati delle ricerche, vedere quelli degli altri utenti e affossare o far salire i siti in maniera molto simile a quanto succede su digg, ecco allora che siti dal contenuto poco intersssante non usciranno con buone posizione nei risultati ma saranno superati da siti giovani ma che propongono dei prodotti o dei servizi interessanti per gli utenti del motore.

Tutto questo porterà ad una grossa rivoluzione nelle serp e l’attività di seo dovra obbligatoriamente essere integrata da una produzione di contenuto valido, nuovo e costante.

Per aggiungere tutti questi servizi google a fatto uso di WikiaSearch un servizio che Cedric Dupont, Product Manager di Google, ha definito rivoluzionario.

Per una piccola panoramica del servizio vi invito a guardare il video proposto qui sotto che mostra alcune delle funzionalità disponibili.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=t8Pl1H0dIXE]

Ernesto

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Jerry Yang si dimette. Quale futuro per Yahoo?

Ok, questo sarà l’argomento del giorno ma è una notiza troppo grossa per far finta di nulla. Jerry Yang, storico co-fondatore di Yahoo, si dimette dalla carica di amministratore delegato.

E’certamente la ratifica di un fallimento che è sotto gli occhi di tutti da mesi ormai. Ma andando al di là di questo, è anche un forte segnale che qualcosa di grosso si sta muovendo sul mercato dei Motori di Ricerca. Da una parte Google ormai fa la parte del leone. Dall’altra (a Redmond) si cerca con la pura forza del capitale di andare all’arrembaggio. Sullo sfondo, una crisi globale che non piace a nessuno, anche perché se i soldi scarseggiano, anche la pubblicità soffre. E sì, soffre anche la pubblicità su internet, è inutile che stiamo a guardarci le punte delle scarpe facendoci belli perché “il nostro è un mercato in costante crescita”.

In ogni caso, la domanda che sorge spontanea è: e ora? E’ davvero concreta a questo punto la possibilità di un acquisizione di Yahoo! da parte di Microsoft? Se ne è parlato fino allo sfinimento, è certamente presto per dire se in meglio o in peggio, ma di sicuro c’è che lo scenario sta per cambiare.

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