Social SEO e Social Search su Google+: il gioco si fa duro

Sì è fatto tanto parlare nelle ultime settimane di questo Google+ di come è bello di come è brutto, di come è meglio di Facebook o peggio di Twitter. Si è detto che arriveranno i giochini e che è inutile illudersi. Si è detto che su Google+ non ci troverai tua madre e si è arrivati anche a vendere gli (ormai svalutatissimi) inviti su Ebay.

A differenza del web anglofono, in particolare quello che ruota attorno all’area SEOMoz / Search Engine Land, sul web italiano si è letto poco delle reali potenzialità del giochino e dell’impatto che con ogni probabilità avrà sul SEO, inteso come attività generica di miglioramento della visibilità del sito sui risultati naturali dei Motori di Ricerca e del relativo traffico in ingresso.

Vediamo di fare un po’ di chiarezza…

Il SEO come lo conosciamo finora

Prendendo a prestito le parole di Rand Fishkin: per anni, il modo migliore di guadagnare posizioni nei risultati di ricerca è stato questo:

  • creare pagine accessibili
  • con contenuto di qualità
  • ottimizzate con le parole chiave corrette
  • in modo che attirino link naturali
Il primo punto è quello che potremo chiamare “SEO tecnico” e riguarda il lavoro di ottimizzazione dell’architettura del sito, in modo che sia amichevole per i motori di ricerca.

Il secondo ed il terzo punto sono il “SEO editoriale”, ovvero tutto quel lavoro di analisi delle parole chiave e redazione dei contenuti o ottimizzazione di quelli esistenti.

Il quarto punto è il più recente in termini relativi ed è stato finora quello che ha permesso di fare la differenza: a parità di ottimizzazione tecnica ed editoriale, ciò che conta sono i link in entrata. Per questo il lavoro del SEO si è orientato verso le attività di link building.

Ma ora le cose stanno per cambiare. Radicalmente.

I Segnali Sociali

Da diversi mesi Google aveva provato a modificare i suoi risultati di ricerca attraverso i cosiddetti “Social Signal“. Il piano fin da subito era: aggiungiamo un pizzico di Social al nostro algoritmo di Ranking (che, com’è noto, conta più di 200 fattori).

Per fare questo ha stretto accordi con Twitter e si è appoggiato fortemente alla sua base utenti per provare a costruire una rete di connessioni tra persone ed individuare account autoritari, in modo da popolare i risultati di ricerca anche con questo criterio.

L’arrivo di Google+

Evidentemente tutto questo non era abbastanza, forse perché non avevano abbastanza dati o perché non riuscivano ad averli con velocità sufficiente, fattostà che prima hanno lanciato il bottone +1 sui risultati di ricerca (accolto da più con un “embè? Perché dovrei fare +1 su un risultato di ricerca?”) e successivamente anche il bottone +1 per i siti web (non era ancora chiaro dove volessero andare a parare, ma i più svegli già avevano delle teorie).

E infine hanno lasciato scadere gli accordi con Twitter e sganciato la bomba con Google+, considerata in modo superficiale dai più come un “attacco a Facebook”.

E’ certamente un tentativo di entrare a gamba tesa nel territorio del social network, ma in realtà questa è solo la punta del’iceberg. Ci sono innanzi tutto enormi implicazioni legate alla possibilità di profilare la propria base utenti (consideriamo che il core business di Google, a differenza di Facebook, è la pubblicità), ma non è questo il punto che ci interessa. Quello che ci interessa mettere in evidenza è come cambia il mondo della Search Engine Optimization.

Il SEO Sociale

In breve: con Google+, il motore di ricerca ha a disposizione una base utenti solida che permette di personalizzare i risultati di ciascuno sulla base delle risorse segnalate dalle persone della propria rete sociale. Un esempio che vale più di mille parole:

Dopo appena una settimana di utilizzo di Google+ già sono visibili i primi risultati "modificati" nelle pagine di ricerca di Google... (questa è la fine della prima pagina per la chiave di ricerca "diritto", quando sono collegato con il mio account Google)

Fino a prima di Google+, un risultato di ricerca di questo tipo era cosa rara. Ora invece sta diventando la normalità. Mi è capitato di discutere su Friendfeed proprio di questo argomento e a chi chiedeva:

Non sono sicuro di avere capito, ripeto “se un post sul blog viene segnalato da G+ ai miei amici, e su FF ai miei amici, i miei amici di G+ lo vedranno più in alto che i miei amici di FF”. E’ corretto? Ma tu parli di social search, ok, è chiaro che funziona esattamente come Twitter e FB, risultati più sharati = più in alto. Ma questo da prima di G+, no?

La risposta è stata:

No, non è solo “+ share = + alto”. E’ anche: “tizio segnala = i suoi follower vedono in alto, fin da subito”. Da cui ne consegue che “contenuto segnalato da tizio con tanti followers = big deal”. Naturalmente il discorso varrà anche per le aziende… “tira su tanti followers e stimola lo share dei contenuti = avrai un aumento di traffico organico”

In definitiva: cambia proprio il campo da gioco. Non è l’efficacia SEO del sito-social a contare in se e per se, ma quanto e come i tuoi contenuti riescono a diffondersi sulle reti sociali.

Per riassumere quindi, il SEO Sociale si gioca su un campo diverso e del tutto nuovo. Aziende o siti che riescano a far condividere i loro contenuti su Google+, hanno la possibilità di accedere ad uno straordinario potere che è quello di entrare fin da subito nei risultati di ricerca di Google, in posizioni prominenti. Non più quindi mesi di link building per entrare in SERP in buone posizioni: possono bastare pochi giorni.

Ed il lavoro del SEO andrà quindi a muoversi in due direzioni del tutto inedite:

  • ampliamento della rete sociale e della fidelizzazione delle persone ai contenuti prodotti
  • produzione di contenuti che siano facilmente condivisibili

Il gioco duro quindi si giocherà essenzialmente sulla capacità di produrre contenuti di alta qualità, che possano essere condivisi dalle reti sociali su Google+. E se il primo punto (quello della crescita della base utenti fidelizzati, i “fan”) può essere relativamente facile da gonfiare, il secondo punto è decisamente più complicato da ottenere. Puoi anche condividere articoli con account fasulli, ma se questi account non hanno un ampio seguito di followers attivi, l’effetto sul traffico è nullo.

Visti i tassi di crescita della base utenti di Google+ (e dando per scontato che a Mountain View non resteranno con le mani in mano, ma continueranno a migliorare il prodotto per renderlo sempre più appetibile), ci sono pochi dubbi in merito alle dimensioni che assumerà il fenomeno nei prossimi mesi. Non mancherà di certo il gioco sporco, ma con queste premesse il SEO Black Hat ha la strada tutta in salita.

Per cui, esimi colleghi SEO e soprattutto carissimi webmaster italiani: lasciate perdere il Pagerank e inquadrate bene la situazione: un nuovo SEO è alle porte e c’è da iniziare a lavorarci su!

Aggiornamento (28/07/11): oggi anche il buon Danny Sullivan dice sostanzialmente le stesse cose, con qualche piccolo esempio preso dal mercato americano.

1 Comment

  1. Google Plus: The Social Layer | 4 EveR YounG BloG
    1 agosto 2011

    […] non è più solo l’efficacia SEO del sito-social a contare in se e per se, ma quanto e come i contenuti del sito riescono a diffondersi all’interno delle reti […]

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