Come riconoscere un buon fornitore di servizi DEM – Direct Email Marketing

10 semplici domande per smascherare gli Zanza dell’Email Marketing

In questi ultimi 10 anni passati a vendere – e molto spesso ad acquistare per conto di nostri clienti – servizi di Direct Email Marketing, ho potuto constatare che riconoscere un fornitore di DEM affidabile, tra la moltitudine di società italiane ed estere che offrono questo servizio, non è per niente facile.

Le brutte sorprese non sono mancate, anche da quegli interlocutori che si vantavano di far parte di Associazioni di categoria e presenziavano ogni anno con i loro stand allo IAB Forum.

Per questa ragione, credo sia utile descrivere le diverse tipologie di “aziende senza scrupoli”: smascherarle sarà più semplice!

  • Tipologia A: “Ti vendiamo gli indirizzi”.

È l’azienda più facile da smascherare, ossia quella che prima propone di fornirti un servizio di Direct Email Marketing e poi ti offre anche l’opportunità di acquistare una lista di indirizzi email. Ti garantisce la legalità dell’invio di comunicazioni commerciali, sostenendo che si tratta di indirizzi raccolti da elenchi pubblici: peccato però che la legge dica esattamente il contrario! Secondo il D.Lgs.196 del 2003, infatti, qualsiasi comunicazione commerciale deve prevedere il consenso degli interessati anche qualora l’indirizzo sia stato raccolto da un elenco pubblico. In particolare, il provvedimento generale del Garante in materia di spam del 29 maggio 2003 ha chiarito che “chi acquisisce la banca dati deve accertare che ciascun interessato abbia validamente acconsentito alla comunicazione del proprio indirizzo di posta elettronica ed al suo successivo utilizzo ai fini di invio di materiale pubblicitario”. Non basta quindi nemmeno richiamare la buona fede nell’acquisto del database. Un esempio tra tutti è l’azienda Primi sui Motori S.p.a., condannata dal Garante proprio per aver fatto attività di Email Marketing senza essersi assicurata che i componenti del database acquistato avessero dato il loro consenso.

  • Tipologia B: “Noi spediamo dall’estero”.

Si tratta della tipica azienda con sito in italiano e che offre servizi quasi esclusivamente in Italia, ma che nella sezione Chi siamo o in fondo alle pagine riporta un nome aziendale seguito da Ltd. anziché da S.r.l. o S.p.a. Ha quindi spesso sede in UK o altro paese extra Unione Europea, dove la normativa sulla privacy è differente da quella italiana. In particolare, nel Regno Unito non è necessario il previo consenso qualora l’indirizzo email appartenga ad un’azienda. Per verificare quali sono invece le norme applicate in UK vi segnalo questo sito. In ogni caso, utilizzare questi fornitori espone l’azienda inserzionista a gravi rischi legali, poiché i destinatari dei messaggi potrebbero rivolgersi al Garante della Privacy per far valere i loro diritti. Senza contare i danni all’immagine aziendale per essere ricorsi a una campagna pubblicitaria rivolta a utenti che non hanno fornito il proprio consenso.

  • Tipologia C: “Anche la richiesta di consenso è una buona pubblicità”.

Vi parlo qui delle aziende che hanno acquistato indirizzi email senza consenso e, non potendo utilizzarli per fare degli invii promozionali, pensano “bene” di usare come veicolo pubblicitario il messaggio in cui si richiede il consenso! Le metodologie sono le più svariate, ad esempio le email pubblicitarie che in basso ed in piccolo recitano: “Questo non è un messaggio pubblicitario ma una richiesta di consenso all’invio di messaggi pubblicitari come questo”. Un altro esempio sono i messaggi composti per metà da informativa e richiesta di consenso e per l’altra metà dalla promozione del cliente. Attenzione, perché anche questa forma abusiva di Email Marketing è stata vietata dal Garante: il provvedimento dichiara che “Tale disciplina non può essere elusa inviando una prima e-mail che, nel chiedere un consenso abbia comunque un contenuto promozionale oppure pubblicitario, oppure riconoscendo solo un diritto di tipo c.d. “opt-out” al fine di non ricevere più messaggi dello tesso tenore.”

  • Tipologia D: “Le nostre liste hanno il consenso ma non possiamo darti i nomi”.

Ecco i fornitori più difficili da smascherare: offrono spesso la possibilità di fare invii su milioni di indirizzi, ma si trincerano dietro a presunte ragioni competitive per negare i nomi dei propri fornitori e non permettere all’inserzionista di capire se il consenso alla privacy sia stato realmente raccolto. Sono anche le aziende da cui si ottengono le sorprese peggiori, in termini sia di risultato che di rischi legali.

Ecco quindi le 10 domande da fare per essere certi di non incorrere in questo tipo di fornitori:

  1. L’azienda è stata condannata dal Garante della Privacy? Verificate in questa pagina, dove ci sono i principali provvedimenti di condanna. Oppure cercate in Google “nome azienda + garante privacy”.
  2. È possibile acquistare il database? Se a questa domanda l’azienda risponde sì, datevela a gambe!
  3. Posso avere i nomi delle liste utilizzate e l’indirizzo della pagina web che raccoglie gli indirizzi? A questo indirizzo potrete verificare l’informativa e la procedura di richiesta di consenso.
  4. C’è una procedura di Double Opt-In per la raccolta degli indirizzi? In altre parole, l’azienda chiede all’utente di cliccare su un messaggio di conferma per attestare la sua volontà di conferire il consenso?
  5. Da quale paese vengono fatti gli invii e con quali piattaforme? Sappiate che le piattaforme più utilizzate ed affidabili in Italia sono ContactLab, Ecircle, Kiwari, Mailup, Trustmailer, ecc.
  6. Posso avere un test della DEM, che sia spedito direttamente dalla piattaforma di invio? In questo modo potete verificare esattamente cosa i destinatari riceveranno.
  7. Voglio che il sender identifichi il titolare del trattamento, ossia il proprietario dei dati e non la mia azienda. Pretendendo ciò, vi garantite che ai destinatari sia chiaro a chi dovranno rivolgersi nel caso ritengano che i loro diritti siano stati violati.
  8. Voglio che in calce alla mail sia sempre presente l’informazione sul titolare del trattamento (il proprietario della lista) e un link che permetta la disiscrizione dalla lista stessa.
  9. Voglio una liberatoria completa. In questo modo, siete liberi da qualsiasi responsabilità relativa al trattamento dei dati effettuati per il servizio pubblicitario.
  10. Se avete ancora dei dubbi sulla serietà di qualche fornitore, scrivetemi pure. In privato vi fornirò nomi e cognomi degli Zanza dell’email marketing italiano…;-)

6 comments

  1. Giuseppe
    6 settembre 2011

    Grande articolo Ale! Sono pienamente daccordo con te…in 10 anni di attivita’ ne sono capitate di cotte e di crude anche a noi. Il problema e’ che anche diverse concessionarie di pubblicita’ (tra l’altro iscritte nelle piu’ blasonate associazioni di digital players) pianificano DEM su database non autorizzati, e facendo ricadere le colpe sul fornitore di chissa’ quale nazione, nel caso in cui dovesse succedere qualcosa di borderline. Secondo il mio modesto parere credo che i planners dei centri media dovrebbero evitare di far pianificare DEM su database di dubbia provenienza, ove il nome dell’editore e’ solo un optional e non un dovere per la trasparenza con il big spender. Alla fine e’ sempre quest’ultimo a rimetterci l’osso del collo, non trovi? Solitamente questi “controlli” si evitano quando le centrali media contrattualizzano con la concessionaria un DN da rispettare. Morale: pianifichi come vuoi, dove vuoi, ma favorisci le concessionarie con il quale trattiamo un DN piu’ alto! Riguardo ai fornitori “pacco” aggiungo: Evitate sempre liste di indirizzi raccimolate con pseudo-concorsi a premio…tra l’altro, la maggior parte delle volte senza alcuna richiesta di autorizzazione ministeriale. Sono indirizzi dall’affidabilita’ scarsissima. Ti auguro buon lavoro! Giuseppe

  2. Alberto
    4 ottobre 2011

    leggo e mi permetto di dire questo.

    vero molto di quanto indicato ma forse chi scrive ha avuto esperienze negative semplicemente perchè era alla ricerca di un prodotto poco costoso o come sempre più viene richiesto, l’utilizzo di contatti DEM in logica performance ,che per un data base significa la perdita di registrati e tassi di apertura ridicoli.

    Le DEM potevano essere un prodotto strategico per le attività tattiche di conquista e su target mirati.

    Purtroppo i titolari di data base on-line sono semplici editori senza cultura sul direct marketing e data mining.
    risultato: chiedi qualsiasi profilazioni e tutti ti diranno che ne hanno centinai di migliaia a poco prezzo ovviamente.

    Saluti

  3. Massim
    6 ottobre 2011

    La mia necessità è quella di avere una lista di contatti per svolgere una campagna di email marketing. Dove posso reperirla? Sconsigliate di acquistarla da chi la propone su vari siti web, e allora come faccio?

    Scusate da quello che ho capito, l’importante e inviare una mail con la richiesta di consenso a prescindere se sono iscritti negli elenchi pubblici o meno. Se la risposta da esito positivo posso procedere con l’invio di una news lettere. SBAGLIO? Allora mi dite come posso recuperare degli indirizzi e-mai a cui recapitare pubblicità?

  4. Martino Mosna
    7 ottobre 2011

    Ti rivolgi ad un azienda che fa invii DEM in concessione… è il modo più sicuro ed efficace per inviare email promozionali ad un ampio numero di indirizzi email in modo legale.

  5. Leo Aruta
    23 maggio 2013

    Ottimo articolo, ben scritto!
    Leo

  6. andrea
    11 luglio 2014

    l’ultimo “furbo” è stato condannato dal Garante a pagarmi 500 euriii

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