Knowledge Graph: sarà vera innovazione?

In questi giorni, Google ha annunciato il rilascio di una nuova funzionalità, il Knowledge Graph: un grande passo avanti verso il web semantico. Questo strumento darà alle ricerche un nuovo aspetto: mentre nella colonna centrale si continueranno a visualizzare i risultati, sulla destra ci saranno informazioni dettagliate sull’oggetto della ricerca. In altre parole, la normale SERP continuerà ad essere la collezione di pagine web in cui è presente una o più occorrenze del termine ricercato, mentre il Knowlegde Graph presenterà informazioni relative all’entità ricercata. I due gruppi di risultati non avranno alcuna attinenza tra loro, se non la query di ricerca effettuata.

Facciamo un esempio: cercando “Leonardo Da Vinci” nella colonna centrale si avranno i “normali” risultati, mentre sulla destra il nuovo strumento di Google fornirà date di nascita e morte, città, opere, personaggi correlati e molto altro riguardo al famoso pittore, alla stregua di quanto fa già da tempo Wikipedia.

Questa prima bozza di web semantico si basa su una risorsa che potremmo definire “privata” di Google. Per ora, tali informazioni saranno infatti attinte solo da Freebase, una base di conoscenza che Google ha acquistato qualche anno fa per diversi milioni di dollari. Freebase è organizzata in domini (come musica, biologia, sport, ecc.), ciascuno con uno o più moderatori. Le sue informazioni provengono da diverse sorgenti dati disponibili, inclusa Wikipedia, e vengono integrate tra loro. Attualmente chiunque può contribuire secondo modalità molto simili a quelle di Wikipedia.

Oltre a Google, anche l’Università di Trento si sta occupando di web semantico, lavorando ad un progetto proprio. Ho rivolto qualche domanda a Vincenzo Maltese, ricercatore presso la Facoltà di Scienze:

Secondo te, il Knowlegde Graph di Google può essere definito “innovativo”?
Sono circa 40 anni che si sviluppano basi di conoscenza: Knowlegde Graph non è la prima e non sarà l’ultima, ma al momento è probabilmente la più grande per quantità di entità contenute. Anche noi, ad esempio, all’Università di Trento, stiamo lavorando da qualche anno ad una base di conoscenza che abbiamo chiamato Entitypedia. Nel 2010 abbiamo fatto una demo a Bruxelles

In che cosa differisce Entitypedia da Freebase?
In più di una cosa. Innanzitutto abbiamo adottato delle metodologie di scuola indiana per l’organizzazione della conoscenza utilizzata nelle biblioteche. Abbiamo poi una maggiore cura del linguaggio, ad esempio con una netta separazione tra nomi propri e nomi comuni, nelle diverse lingue. Al momento supportiamo Italiano ed Inglese.

A che punto siete con la vostra ricerca?
In questo momento stiamo lavorando molto sul modo in cui queste informazioni debbano essere raccolte, organizzate e rese fruibili attraverso appositi servizi.

Tra quanto tempo pensate di presentarvi sul mercato?
Il sistema dovrebbe essere pronto entro un paio d’anni, poi comincerà la raccolta d’informazioni su larga scala e verranno sviluppati i primi servizi, che al momento sono in fase prototipale.

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